Expo 2015, i Comboniani di Bari lanciano “La Tavola dei Popoli”

Si chiama  La tavola dei popoli ed è il percorso scolastico che Padre Ottavio Raimondo dei Missionari Comboniani di Bari sta preparando per l’anno 2014-2015. Ecco qualche anticipazione:

Il giornalista Yael Keat ha chiesto a papa Francesco: “Cosa si può fare per ridurre la disuguaglianza tra ricchi e poveri?”
Così risponde papa Francesco:“Con il cibo che avanza potremmo alimentare chi ha fame. Quando vediamo fotografie di bimbi denutriti nelle diverse parti del mondo, ci viene spontaneo mettere la testa fra le mani e dire che non si capisce. Viviamo in un sistema economico mondiale che non è buono. Al centro di ogni sistema economico deve esserci l’uomo, l’uomo e la donna e tutto il resto deve essere a servizio dell’uomo. Ma noi abbiamo messo i soldi al centro, il dio denaro… L’economia si muove nell’affannosa ricerca del profitto, di possedere di più e si alimenta con la cultura dello scarto: si eliminano i giovani limitando le nascite e si eliminano gli anziani che non servono più, che non producono… Si eliminano i giovani che ci danno futuro e gli anziani che ci danno saggezza, per mantenere un sistema che per andare avanti deve fare la guerra come sempre hanno fatto i grandi imperi. Ma dato che non si può fare la terza guerra mondiale si fanno le guerre zonali. E questo cosa comporta? Comporta la fabbricazione e la vendita delle armi che fanno quadrare i bilanci sacrificando le persone”.

Il percorso scolastico si realizzerà dal 19 febbraio al 31 marzo 2015

Svilupperemo il tema:

L’alimentazione tra ricerca del cibo per nutrirsi e difficoltà d’acquisire il cibo necessario alla vita.

Illustriamo il tema prestando attenzione al suo aspetto interculturale, cioè come i diversi popoli si nutrono, pensano il cibo.(Si potrebbero scegliere alcune situazioni, per esempio facendo riferimento alle comunità immigrate presenti a Bari).

A partire da una tavola su cui poniamo alcuni cibi dei gruppi etnici scelti, illustriamo il percorso, attraverso pannelli sviluppando le tematiche seguenti:

  1. Banchettare/ sfamarsi;
  1. Terra: scarsità/spreco di: terra (landgrabbing), mare (overfishing), aria (pollution)
  1. Tutti ci nutriamo? Diritto all’alimentazione che significa lotta allo spreco;

Diritto alla salute, vale a dire lotta alla sofisticazione…

Segue un video/documentario per focalizzare l’attenzione sulle problematiche ambientali citate in precedenza. E si invitano i partecipanti a condividere le loro idee a tale proposito.

Nel momento successivo, avendo allestito una situazione di animazione/gioco sul cibo/alimentazione, i partecipanti si coinvolgono nel realizzarla (inventarsi un gioco/animazione semplice ma significativo).

La tappa finale illustrerà il:

Ritorno alla Terra Madre, al cibo sano, alla condivisione

Per questo si creerà un’ambientazione “ecologica”, una sorta di oasi, di cantina, dove si trova cibo e bevande sane, invitando alla condivisione, allo stare insieme, raccontando una storia, ascoltando, chiacchierando…….

Per realizzare questo ultimo aspetto parteciperanno ogni giorno cooperative agricole o botteghe del mondo…

Il percorso ha una:

  1. fase preliminare di sensibilizzazione nella scuola, fase realizzata in collaborazione con gli insegnanti da personale
  2. fase di visita al percorso della durata di due ore
  1. fase di coinvolgimento delle famiglie una domenica di festa multietnica che potremmo chiamare “Festa PIEMME” (12 aprile oppure 26 aprile?)
  1. fase di collegamento con la FESTA DEI POPOLI (30 maggio/2 giugno?)
  1. fase culturale coinvolgimento degli insegnanti e delle famiglie con 5 temi a scadenza mensile sui temi dell’alimentazione con la partecipazione di esperti. Fase coordinata dai “Martedì della conoscenza” (il terzo martedì di ogni mese da gennaio a maggio).

Su queste idee dobbiamo:

riflettere – realizzare un progetto da presentare alle scuole entro ….; prendere contatti e progettare il percorso.

Abbiamo ottenuto la disponibilità di collaborazione da parte dell’ISTITUTO AGRARIO DEL MEDITERRANEO di Valenzano.

NON SI ESCLUDONO ALTRE IDEE.

Il progetto che oggi vi presentiamo per la discussione è stato pensato da fr. Enrico e da p. Ottavio della Comunità Missionaria dei comboniani di via Giulio Petroni 101, BARI.

Il loro obiettivo è il controllo di tutto il cibo del pianeta: sono 10 multinazionali e hanno già conquistato il 73% del mercato dei semi portando all’estinzione fino al 93% delle varietà in alcuni paesi. In Italia addirittura il 95% dei diversi tipi di frumento ormai è scomparso.

Monsanto & Co. si stanno di fatto comprando la natura. Mettendo in ginocchio l’agricoltura sostenibile e la biodiversità delle coltivazioni, sempre più vulnerabili alle malattie, lasciandoci così sempre più a rischio carestie.

Ma molti agricoltori stanno resistendo, preservando i semi in depositi e fattorie in tutto il mondo. E ora hanno un progetto rivoluzionario: il primo “Google” no profit delle sementi, un sito in cui ogni contadino, ovunque, può cercare o vendere tantissime varietà di piante a prezzi più bassi dei semi OGM industriali. Questo enorme negozio online potrebbe ripopolare il mercato con semi di tantissime varietà e mettere fine a questo assurdo monopolio.

Potrebbe essere l’innovazione agricola più grande degli ultimi decenni, oltre che lo strumento più potente di sempre per fermare la Monsanto. Ma sarà una battaglia durissima, con le multinazionali pronte a portare gli agricoltori in tribunale: per questo ci hanno chiesto di aiutarli e vogliamo raccogliere i soldi non solo per contribuire a lanciare il sito, ma anche a salvare i semi nei Paesi più importanti, far conoscere l’iniziativa in tutto il mondo e creare un fondo per difendere i contadini dagli attacchi legali.

Prometti una donazione per lanciare questo mercato dei semi. Avaaz addebiterà le donazioni solo se ne raccoglieremo abbastanza per far partire l’intero progetto:

Per migliaia di anni l’agricoltura ha funzionato grazie a contadini che hanno selezionato, piantato e incrociato le sementi. Poi però l’industria ha spinto i governi a sostenere un sistema di monocolture. Ai piccoli contadini vengono promessi maggiori raccolti e guadagni, e finiscono spesso legati per anni a contratti che impongono pesticidi e sementi geneticamente modificate (OGM). E poi le aziende usano brevetti e contratti per obbligarli ad abbandonare le pratiche tradizionali che permettevano di tramandare e innovare le sementi.

Non c’è ancora una posizione comune sugli effetti a lungo termine degli OGM, ma secondo gli esperti la scarsità di studi scientifici indipendenti non esclude che alcuni di questi cibi possano portare seri pericoli per la nostra salute. E non c’è alcuna prova che il loro uso nel lungo termine aumenti le scorte di cibo nel mondo o abbia migliorato i guadagni dei contadini, che anzi in molti casi sono stati mandati sul lastrico, o addirittura spinti al suicidio per i debiti.

Le conseguenze di tutto ciò sono tragiche, e non solo per gli agricoltori. Secondo la FAO, abbiamo già perso più del 75% della biodiversità delle sementi per colpa delle monocolture e delle pratiche industriali. In Sicilia, un tempo il “granaio d’Europa”, la metà del frumento coltivato è di una sola varietà. Ed è un problema enorme perché coltivando tutti i terreni con lo stesso seme, senza alcuna diversificazione, le pianti sono sempre più vulnerabili alle malattie. Le modifiche genetiche potranno anche aumentare la resa dei raccolti, ma senza diversità e sostenibilità, nel lungo termine le piante non sono più in grado di adattarsi ai cambiamenti ambientali con il rischio della perdita di interi raccolti.

Ora abbiamo uno strumento per bloccare questo processo. La privatizzazione è in corso solo da pochi decenni, e sono moltissimi gli agricoltori in tutto il mondo che fino ad ora sono riusciti a proteggere le loro sementi: se ora li sosteniamo dando loro un mercato online dove li possano scambiare, avremo avviato una rivoluzione. Questo progetto è sostenuto da una coalizione di oltre 20 organizzazioni, come il Centro per la Sicurezza Alimentare e la Salute, e attivisti tra cui Vandana Shiva. Le nostre donazioni verranno utilizzate per:

  • sostenere direttamente le iniziative a protezione delle sementi in Africa, Asia, Europa e nelle Americhe;
  • aiutare a realizzare il sito che metta in contatto le comunità di contadini di tutto il mondo, permettendo loro di vendere legalmente i loro semi e di condividere le migliori pratiche;
  • finanziare un team legale che difenda i contadini e questo mercato no profit dagli attacchi di Monsanto e delle altre multinazionali;
  • far conoscere in tutto il mondo l’esistenza di questo mercato affinché si uniscano più agricoltori possibile;
  • promuovere campagne per una maggiore tutela dei semi esistenti e contro la possibilità delle aziende di “privatizzarli” addirittura tramite brevetti.

Sono anni che la Monsanto impone i suoi semi OGM e le monocolture di massa non solo ai contadini, ma anche a tutti noi. Ma ora, se tutti facciamo la nostra parte, possiamo lanciare questo progetto rivoluzionario e proteggere tutte le diverse varietà di mele, pere e pomodori per i nostri figli e tutte le prossime generazioni!

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